Un nuovo progetto espositivo che propone un dialogo tra le opere e gli spazi di Villa Panza dando corpo a quell’idea, dello stesso Albers, per cui opere d’arte e oggetti frutto di una ricerca originale e di un’eccellente qualità tecnica, indipendentemente dal tempo o dal luogo in cui sono stati realizzati, possono arricchirsi nel loro confronto. Ne risulta un allestimento originale e suggestivo, capace di restituire una prospettiva rinnovata sulla ricerca di Josef Albers, ed essenziale, rarefatto e meditativo, come lo spirito che ha sempre animato la ricerca di Giuseppe Panza di Biumo, e che tuttora caratterizza l’esperienza di visita a Villa e Collezione Panza.
Pioniere della pittura astratta, designer e docente, Josef Albers (1888–1976) ha creduto nel potere dell’arte di “aprire gli occhi” e ha dedicato una parte essenziale della propria pratica artistica e pedagogica allo studio del colore e delle sue interazioni. La serie Variant/Adobe (1946–1966) e Homage to the Square (1950–1976) costituiscono l’esito più compiuto di questa ricerca e testimoniano la sua straordinaria capacità di indagare gli effetti delle interazioni del colore nell’esperienza percettiva. Avviata nel 1946, l’ispirazione per la serie Variant/Adobe nasce dall’arte, dall’architettura e dai paesaggi che Albers ha osservato in Messico e nel corso dei suoi numerosi viaggi in America Latina. Questo corpus di lavori segna una fase fondamentale della sua ricerca, che gli permise, adottando una struttura semplice e replicabile, di sperimentare accostamenti cromatici e i relativi effetti ottici.
Presentate negli spazi del primo piano, nelle otto stanze affacciate sul parco della Villa, le opere sono state selezionate da Weber per stimolare proprio quegli effetti lenti, gentili, “meditativi” che Albers indicava come necessari alla comprensione dell’opera d’arte e che Giuseppe Panza ha ricercato nell’allestimento della sua casa-museo.
Il visitatore è invitato a muoversi tra ambienti costruiti su assonanze e dissonanze cromatiche: dalle consonanze della prima stanza, con i bianchi e i gialli aciduli di Lone Whites (1963), Dimly Reflected (1963), Ascending (1962) e Polar (1963), in cui le tonalità di uno stesso colore si rivelano progressivamente, si passa ad ambienti di più forte tensione cromatica, dove gli aranci e i rosa agiscono da contrappunto ai toni freddi e scuri. Il percorso conduce infine alle gradazioni più dense dei grigi, dei bruni e dei neri di Night Sound (1968), Dark (1947) e Profundo (1965). Tra i prestiti d’eccezione, Orange Front dal Guggenheim di Venezia, Homage to the Square dal Musée d’Art Moderne di Parigi, insieme a lavori raramente esposti al pubblico, come Dark, proveniente dalla Josef & Anni Albers Foundation e scelto da Weber proprio per la sua intensità. Un’ultima sezione con contributi video restituisce inoltre il metodo di un artista che ha profondamente trasformato la pittura del Novecento.















